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I miei libri del 2019

I MIEI LIBRI DEL 2019

Buongiorno passeggeri.
Apro quest’articolo con un breve aneddoto:
Qualche anno fa, sono stata sottoposta a un sondaggio. Tra le domande che mi sono state fatte ce n’è stata una che mi ha colpito molto: Quanti libri leggi all’anno?
Non ho saputo rispondere. Sicuramente a quei tempi non ero un’assidua lettrice, pur amando molto i libri, non sono mai stata tipa da comprarne uno al mese. Al liceo mi sembrava già abbastanza dovermi sorbire i testi scolastici propinati dagli insegnanti.

Quest’anno, ho avuto tutt’altro atteggiamento. Sfruttando la biblioteca a pochi passi da casa mia, ho letto molto – per i miei standard – e oggi, con voi, voglio fare una breve carrellata di tutti i romanzi letti fino a ora. Naturalmente escludiamo i libri universitari.
Non sono molti, ma visti i mille impegni di quest’anno (laurea, primo lavoro, secondo lavoro), ne sono molto orgogliosa.

Ho dato un voto a ciascuna delle opere, precisiamo che il mio è un parere soggettivo, non intendo offendere nessuno o sembrare presuntuosa. Per cui, non criticate le mie opinioni. Tra l’altro, non ce n’è neanche bisogno, poiché a parte alcuni 3 e 4, il resto è composto da voti molto alti.

Si parte!

1) Il primo che mi appare nella lista non è un romanzo, bensì un libro di poesie: Alda Merini – Uomini Miei.
Ricordo bene di averlo scelto perché in quel periodo io stessa avrei voluto dedicare a tutti gli “uomini” – metto le virgolette non per offendere, ma perché parliamo di ragazzi di vent’anni – della mia vita un bel libricino, composto da poesie più o meno scurrili.
A parte gli scherzi, ho letto le riflessioni di Alda Merini durante un viaggio in treno. Si tratta di un testo breve e coinciso, anche se in più punti difficile da interpretare. Lo consiglierei, per iniziare a leggere qualcosa di Alda Merini non c’è male.

2) Il secondo è un thriller che consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere: Wulf Dorn – La psichiatra.
È una storia un po’ difficile da digerire, soprattutto per il finale. Ci sono dettagli che alcuni potrebbero trovare scabrosi, pesanti, poiché toccano tematiche difficili come traumi, violenze e compagnia bella. Molti l’hanno criticato per l’epilogo, a me non è dispiaciuto. Mi ha lasciata a bocca aperta e un po’ dispiaciuta, questo sì, ma non è così terribile come ho sentito dire in svariate recensioni.
Voto: 7/10

3) A riprova che io abbia apprezzato molto La psichiatra, ho ordinato un secondo libro sempre dello stesso autore: Phobia.
Se devo fare un paragone tra i due non so bene quale mi sia piaciuto maggiormente. Anche qui tornano tematiche un po’ forti, ma neanche più di tanto. È più leggero – si fa per dire – del precedente. Il protagonista di Phobia è uno dei personaggi principali della Psichiatra, vi do solo questo spoiler, per il resto lascio a voi il piacere di leggerlo.
Voto: 7/10

4) Passiamo a tutt’altro genere con La verità, vi spiego, sull’amore di Enrica Tesio. Ho letto questo libro dopo aver scoperto il suo blog. Avevo già visto mesi prima il film con Ambra Angiolini, quindi già conoscevo la trama. Una trama che non è altro che una biografia dell’autrice, alle prese con un divorzio, due figli da crescere e turbe ormonali verso un giovine vicino di casa.
È un libro divertente, non per questo superficiale, ci sono delle riflessioni esposte in maniera talmente ironica da essere geniali. Però – c’è sempre un però – a me non ha fatto impazzire. Credo che il motivo sia semplice: primo, non è esattamente il mio genere e secondo, già conoscevo la trama. È scritto bene, è scorrevole e tutto quanto, ma tornando indietro non lo rileggerei.
Voto: 6/10

5) Per quanto riguarda il quinto libro, sono un po’ di parte perché… appartiene alla mia autrice italiana preferita. Quella vita che ci manca di Valentina D’urbano.
Ormai l’ho già detto mille volte: io amo i romanzi che parlano di personaggi imperfetti che fanno di tutto per riscattarsi, storie d’amore tormentate e via così. È quindi naturale che la D’urbano sia la mia scrittrice preferita, insieme a tanti altri naturalmente. Leggetelo, leggetelo e leggetelo se siete come me.
Voto: 8/10

6) Per quanto riguarda il sesto libro letto, ho faticato nel dargli un voto. Sto parlando di Sharp objects Gillian Flynn. Dunque è un thriller molto crudo, nel linguaggio, nelle scene e nei temi trattati. C’è una visione della donna (dal punto di vista del paesino in cui è ambientato) un po’ retrograda, che mette tristezza. Gli stessi personaggi femminili sono detestabili dall’inizio alla fine, molte di loro sono superficiali, spicciole, tendenti allo zoccoleggiante – scusate, non sapevo in che altro modo rendere l’idea – meschine, deboli, lamentose. Insomma, sono tutto ciò che odio in un essere umano, figurarsi in una donna. In linea generale la trama non è male, il problema è che la storia viene tirata un po’ troppo per le lunghe, secondo me almeno un centinaio di pagine ce le potevamo risparmia.
Il finale è sicuramente d’effetto, il problema è tutto ciò che c’è prima: ridondante. Abbiamo capito che siamo in una cittadina fatta di ipocrisia e stereotipi, abbiamo capito che la protagonista è una trentenne incapace di allacciarsi le scarpe, abbiamo capito che sua madre è pazza e sua sorella non è da meno, non c’è bisogno di ribadirlo a ogni pagina. Parlami degli omicidi, dei misteri di questa cittadina, non mi importa nulla della tua famiglia strampalata, io voglio sapere chi ha ucciso le bambine.
Tornassi indietro non lo leggerei.
Voto: 4/10

7) Per il settimo libro ho già manifestato ampiamente il mio amore: Non ti muovere di Margaret Mazzantini. Allora, avevo già letto un suo libro e visto film ispirati alle sue opere (Nessuno si salva da solo e Venuto al mondo) e dopo averlo fatto ho promesso a me stessa che mai più avrei commesso questo errore. La Mazzantini ha una capacità di farti deprimere quasi ineguagliabile. Davvero, per le sue opere ho un sentimento d’amore e odio, nel senso che o mi piacciono incredibilmente, o le detesto mortalmente.
Con Non ti muovere ci troviamo nella prima sfera. Ritorniamo sempre al discorso di prima: personaggi imperfetti e amori tormentati.
Voto: 9/10

8) Possiamo fare lo stesso discorso per Divorare il cielo di Paolo Giordano di cui ho ampiamente parlato in una recensione di qualche settimana fa. Ammetto di aver veramente faticato a leggere i primi capitoli. Tutti mi dicevano quanto fosse meraviglioso questo libro e tutto ciò che riuscivo a pensare era: Ma dove? Non so neanche se lo finirò.
Invece l’ho finito e anche a malincuore. È un libro che ti appassiona pian piano, o perlomeno per me è stato così. Consigliato.
Voto: 8/10

9) Mi vergogno un po’ a dirlo ma non ho finito il nono libro. Caffè Amaro di Simonetta Agnello Hornby.
Ci ho provato, davvero, ma non ci sono riuscita. C’è stato un momento in cui credevo che la storia mi stesse realmente catturando… era solo un’illusione.
Anche qui, non è di certo colpa della scrittrice o della storia di per sé, ma di una questione di gusti. Non è il mio genere. È banale dirlo, ma è vero. L’ho trovato pesante e a tratti noioso. Sono rimasta affascinata dalla protagonista, una ragazza forte e sicuramente emancipata per gli anni in cui è ambientata la storia, ma a parte questo non vi sono stati altri elementi che mi abbiano convinta a proseguire fino alla fine. Non mi sono fermata alla quinta pagina precisiamolo: ho letto l’inizio, l’incontro di Maria e Pietro, il loro matrimonio, la loro luna di miele, la prima gravidanza, la seconda gravidanza … e poi ho detto basta, non ce la faccio a proseguire fino al divorzio. Con tutto il rispetto.
Voto: 3/10

10) Passiamo al decimo, anche qui c’è un voto basso per La zona cieca di Chiara Gamberale. Allora, c’erano degli ottimi presupposti: lei mi sembrava una ragazza intelligente ma romantica e lui uno scrittore tormentato. Proseguendo, ho capito che quello che stavo leggendo non era un amore tormentato, ma una storia d’amore tossica tra una decerebrata e uno stronzo. No, veramente non voglio essere offensiva ma questo libro racchiude tutto ciò che non deve esserci in una relazione. Mi auguro che questo fosse l’intento della scrittrice, ossia mostrare come siano la gran parte delle relazioni attuali.
Vi racconto solo una scena per farvi capire il livello di questo “amore”:
– Lui la tradisce, lei torna a casa e lo coglie durante l’adulterio, trafelata se ne va e nella fretta cade dalle scale e si rompe il mento, l’amico (c’era anche lui nella scena ad attenderla al portone di casa) la soccorre, dicendo a lui (lo stronzo) di accompagnarla in ospedale. Lui sapete cosa risponde?
“E cosa faccio con Cloe (l’amante, di cui non ricordo il nome)?”
Alla fine, pure l’amante viene in ospedale.
Ma ci rendiamo conto di cos’ho letto? È un libro tragi-comico.
Tra l’altro, nelle scene successive lui le rimprovererà anche di essersi rotta il mento, dicendole di essere stata troppo esagerata.
Non ho mai desiderato così tanto entrare in un libro e uccidere un personaggio.
Non voglio essere troppo malvagia, per questo vi segnalo un aspetto positivo: ci sono stati momenti in cui mi è parso un libricino geniale, quasi a ogni pagina c’erano delle meravigliose riflessioni sull’amore e sulla vita che ho riletto più volte con piacere.
Credo siano state quest’ultime ad aver colpito molti lettori: su internet pullulano recensioni positive su questo libro, il che mi fa riflettere e capire che forse il problema sono io.
Voto: 3/10

11) Ultimo libro che inserisco è Solo il tempo lo dirà di Jeffrey Archer. Quando ho iniziato a leggerlo ero nell’ignoranza pura, non sapevo di cosa parlasse, chi fosse l’autore, a quale genere appartenesse, non sapevo nulla di nulla.
Mi ha preso moltissimo fin dalla prima pagina.
Inizialmente mi è parso un romanzo storico, in realtà non lo è più di tanto. Vorrei dire che anche se si fosse trattato di un manuale delle istruzioni per la lavastoviglie, l’avrei letto volentieri, poiché Archer ha una scrittura talmente bella che definirla tale è un eufemismo.
I dialoghi, le descrizioni, le riflessioni contenute all’interno sono esposte magistralmente. La chiarezza con cui ogni passaggio viene presentato mi fa capire quanto impegnativo sia stato il lavoro che vi è dietro. Naturalmente anche qui abbiamo una storia d’amore tormentata, che nasce però verso la fine. Inizialmente i temi preponderanti sono: (sana) ambizione, impegno e bravura. Tutto ciò che il protagonista possiede e mette a frutto, a discapito delle sue origini umili.
Voto: 8/10

Conclusioni

I libri da me letti fino a ora sono qui, credo siano più o meno tutti.
Fatemi sapere quali avete letto voi, cosa ne pensiate delle mie opinioni in merito.

Vi segnalo inoltre che ho in lettura La storia infinita di Michael Ende
Subito dopo avrò:
– La ragazza dell’acqua di Robert Bryndza
– Persepolis di Marjane Satrapi
– Oltre l’inverno di Isabel Allende

 

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