FALLIMENTO

Paura del fallimento

La paura del fallimento è un tema costante nella vita di noi esseri umani.

No, non intendo scrivere nessun articolo filosofico in proposito, non preoccupatevi. L’obiettivo che voglio raggiungere con questo testo è dimostrarvi che chiunque, persino chi oggi ha raggiunto il tanto agognato successo, ha dovuto fare i conti col timore di fallire.

Essendo a bordo di un treno letterario, non posso non affrontare l’argomento parlando di scrittura, anzi di scrittori. Se vogliamo però, il tema è applicabile a chiunque stia cercando di realizzare un sogno.

Ho deciso di inserire qui sotto quattro opere che tutti voi conoscerete – o almeno mi auguro – ma che un tempo non sono state apprezzate quanto avrebbero dovuto. Lo faccio per dimostrarvi che alle volte – per non dire quasi sempre – è necessario ingoiare un bel po’ di rifiuti, prima di ottenere una risposta positiva.

Incominciamo

  1. «Non ci interessano i racconti di fantascienza con utopie negative. Non vendono».

Molti di voi già sapranno a quale scrittore oggi osannato vennero rivolte queste dure parole. Per chi non lo sapesse, vi do un indizio: maestro dell’horror.

Parliamo di Stephen King, autore che si dice abbia collezionato all’incirca una trentina di rifiuti tra il 1967 e 1974. Non è un periodo breve, voi avreste insistito così a lungo? Lui l’ha fatto, fin quando nel 1974 non è riuscito a pubblicare il suo primo romanzo, Carrie.

Oggi, nel 2019, tutti si può dire sui suoi libri tranne che non vendano.

  1. «La ragazza non possiede, a mio parere, una speciale percezione o sensibilità che sollevi quel libro al di sopra del livello di curiosità.»

Queste sono le parole con cui un editore definì nientedimeno che … Il diario di Anna Frank. In questo caso parliamo di un’opera particolare, che non nasce come libro, ma che lo è diventato. Che sia poi testimonianza di un periodo storico particolarmente cruento non c’è dubbio.

In ogni caso, trovo questa frase allucinante ed esempio perfetto di come l’editoria non sia affatto una scienza perfetta. Segnalo inoltre che Il diario di Anna Frank venne rifiutato da 15 Case Editrici prima di essere pubblicato. Ora, chi di voi definirebbe Anna Frank una ragazza senza speciale percezione o sensibilità?

  1. «Ho avuto 9 respingimenti, 5 non risposte e poi un “Mi piacerebbe leggere di più”»

A dirlo è Stephenie Meyer. Non so se abbiate mai sentito parlare di Twilight, la saga che a partire dal 2005/2006 ha iniziato ad avere un successo incredibile, anche in Italia, con tanto di film ad essa dedicati. Tralasciando le opinioni personali, fa impressione pensare che una saga del genere che in passato ha avuto un vero e proprio boom di successo, sia stata rifiutata quindici volte.

  1. Per il quarto caso non ho citazioni da riportarvi, ma rimarrete comunque scioccati. Stiamo parlando di un’opera bocciata ben 800 volte.

Al suo interno si parla di armadi, streghe cattive, fratelli orfani, un leone… Sì, si tratta delle Cronache di Narnia, di C.S Lewis.

Io tutto mi aspettavo tranne che fosse stato rifiutato, 800 volte poi.

OLTRE L’EDITORIA

La lista di autori oggi famosi ma un tempo bruscamente rifiutati potrebbe proseguire; potremmo inserire Virginia Wolf, Agata Christie, Carlos Ruiz Zafon, JK Rowling, George Orwell e via dicendo.

Ricevere rifiuti non accade solo nel mondo editoriale, sfortunatamente.

Insistere nonostante i rifiuti non accade solo nel mondo editoriale, fortunatamente.

A tal proposito, mi è rimasto impresso un articolo letto mesi fa.

Avete presente Blockbuster? Forse no, dal momento che il suo declino è iniziato nel 2010, anno in cui finì in banca rotta. Prima di ciò, Blockbuster era la più importante catena di videonoleggio esistente. Così importante che nel 2008, il SEO di Blockbuster, davanti all’insorgere di nuovi concorrenti, dichiarò di sentirsi del tutto tranquillo.

Nel 2000, il fondatore di una start up piuttosto innovativa (cominciava già a parlare di servizi streaming), tentò di vendere la propria attività proprio a Blockbuster per 50 milioni di dollari.

«Mi hanno riso in faccia.»

Sono queste le parole del fondatore, di nome Hastings. Forse il suo nome vi è noto, dato che è uno dei fondatori di Netflix, la start up in questione.

Risultato: Blockbuster oggi non esiste più e Netflix vale oltre 200 miliardi di dollari (probabilmente mentre scrivo questo il suo valore è aumentato ancora).

È una storia un po’ triste (per Blockbuster) ma d’effetto, che vi fa capire quanto le situazioni possano ribaltarsi, cambiare da un momento all’altro e le persone che un giorno vi rifiutano, sono le stesse che quello dopo potrebbero pentirsene.

O perlomeno, se io avessi rifiutato Stephen King me ne sarei pentita.

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