il costo dei desideri

Il costo dei desideri: dove ho trovato l’ispirazione?

Le curiosità dei desideri

book

Sono felice di intraprendere questa nuova rubrica, interamente dedicata a Il costo dei desideri.

Per chi non lo sapesse: sto parlando del mio manoscritto, in campagna crowdfunding con la casa editrice bookabook, disposta a pubblicarlo al raggiungimento dei 200 preordini. Link utili: maggiori informazioni quiordina il libro qui

La rubrica verrà portata avanti fino a fine campagna e avrà cadenza settimanale, ogni articolo sarà pubblicato il venerdì (oggi è domenica, lo so. Sfortunatamente ho avuto alcuni problemi con la connessione questa settimana).

Tratterò dettagli e curiosità legate al mio inedito. Chi mi legge avrà un ruolo fondamentale: pormi domande. Potrete lasciarle sui miei profili social (IGFB) o nella sezione contatti del blog (click).

Conclusa questa premessa, passiamo all’argomento vero e proprio.

Per inaugurare la rubrica, ho scelto di rispondere a una domanda che mi viene puntualmente posta

Da dove ti è venuta l’idea di scrivere un libro?

Mi trovo sempre in difficoltà nel rispondere, perché la verità è che… non lo so nemmeno io. Sono sempre stata abile nell’immaginare scenari, personaggi, situazioni. È stato quasi naturale per me scovare un’idea e aggrapparmici per mesi, anni, fino a scriverci un libro.

Appartengo a quella categoria di persone con la mente in costante movimento (al contrario del mio fisico), ho idee su nuove storie più o meno continuamente, mi basta avere un momento di tranquillità/solitudine per pensarci. Sicuramente tre anni da pendolare tra Varese e Milano mi hanno agevolata molto nello sviluppare la trama del romanzo: un’ora di treno a mia disposizione in cui non avevo molto da fare se non ascoltare musica e pensare, pensare, pensare. Fino a quando non sono arrivati loro: Riccardo, Matilde e Fabio.

Riccardo è stato il primo personaggio “partorito” dalla mia mente. Per la sua descrizione fisica ho preso ispirazione da un ragazzo che conoscevo di vista, un ragazzo che ho incrociato qualche volta, che adesso non vedo più da mesi. Non vi è nulla di romantico sotto, semplicemente mi ha colpito, non saprei neanche perché, era un normale ragazzo biondo, con lentiggini, occhi chiari e intento a leggere un libro di poesie… Montale (se leggerete il libro coglierete questo riferimento).

Matilde e Fabio sono arrivati in seguito, per quanto riguarda il loro aspetto fisico o carattere, non mi sono ispirata assolutamente a nessuno. Sono sempre stata affascinata dai gemelli, è stato semplice quindi inserirne due come protagonisti. Probabilmente si potrebbe pensare che Matilde sia una sorta di mio alterego, ma non è così. Certamente, ho scritto i suoi pensieri per mesi, mi sono letteralmente immedesimata in lei (la storia è narrata dal suo punto di vista), ma credo che a parte alcuni aspetti, non vi sia nulla che ci unisca. Questo tema potrei approfondirlo in un prossimo articolo.

Il resto dei personaggi è venuto naturalmente, per la maggiore sono stati totalmente inventati, altri sono invece nati ispirandomi a persone che conosco realmente.

Oltre alla fantasia ci vuole costanza

Prima ho detto di avere continuamente nuove idee, il che è un bene ma anche un male. Poiché è un attimo abbandonare un’idea per un’altra e finire con l’abbandonarle entrambe in favore di una terza.

Cercherò di spiegarmi meglio: scrivo da anni, per il web potrete persino trovare siti di fan fiction in cui ancora ci sono mie storie brevi. Non ho mai pensato di farlo seriamente, se non ultimamente. Sarà banale, ma ho sempre scritto per il piacere di farlo, perché quando troppi pensieri affollano la tua mente, è necessario lasciarli fluire fuori prima o poi.

E io di pensieri ne ho fatti fluire tanti: il mio computer straborda di file word e tra i miei quaderni è facile ritrovare fogli sparsi carichi di parole e personaggi. La cosa triste è che ciascuno di essi è incompleto. Sono idee, dialoghi, scene, personaggi che ho mai portato avanti, perché ho perso interesse nel farlo o perché non sapevo quale epilogo inserire.

Il costo dei desideri non è solo il mio primo libro (in realtà non lo è ancora) ma è anche la prima opera a cui ho dedicato tempo, costanza e un finale. Ci sono stati momenti in cui mi sono obbligata a scrivere, altri in cui non riuscivo a farne a meno, altri in cui mi sono divertita, emozionata e altri ancora in cui mi sono ritrovata a fissare lo schermo bianco senza riuscire a digitare nulla.

Quindi più che domandarmi da dove ho preso ispirazione per scrivere questa storia, bisognerebbe chiedermi come ho fatto a trovare la costanza per scriverla per più di un anno.

L’importanza di leggere

Le idee migliori mi hanno sempre colpita guardando film, serie televisive e soprattutto leggendo. Non è che io copi ciò che leggo, attenzione, semplicemente è leggendo che sento improvvisamente il desiderio di scrivere e creare qualcosa di mio, qualcosa che un giorno (si spera) verrà letto e apprezzato.

Curiosità finale

Vi lascio un’ultima curiosità relativa alla trama del romanzo. Inizialmente, nella stesura originale, il mio non voleva essere un thriller, bensì un romanzo di formazione. Non vi sarebbero dovuti essere misteri o omicidi, ma la semplice storia di un gruppo di amici che si perde e poi ritrova.

Solo andando avanti, mi sono resa conto di quanto piatta fosse la vicenda. Solo scrivendo, ho iniziato a creare nuove circostanze, aggiungendo sempre più personaggi fino ad ottenere la storia che tutti conosciamo (o che perlomeno spero un giorno tutti voi possiate leggere).

Sì, perché per tornare alla domanda iniziale: l’ispirazione per scrivere un libro, io l’ho avuta nel mondo più semplice… scrivendo.  

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