comunicazione

Parliamo di (scienze della) comunicazione

Ciao, sono pincopallina. Ho visto che hai frequentato scienze della comunicazione, potresti darmi qualche consiglio in merito? Quali sono le materie studiate, aiutano a trovar lavoro?

Da quando ho concluso il mio percorso di studi, mi è spesso capitato di dover rispondere a domande di questo tipo. Tutto ciò mi fa sorridere, perché tre anni fa ero io a porre le stesse domande a perfetti sconosciuti, pretendendo che le loro risposte mutassero ogni mio dubbio in certezze.

Cosa vuol dire studiare comunicazione?

Oggi sono molti i giovani affascinati da facoltà legate ad ambiti comunicativi ma sono anche questi stessi giovani ad allontanarsene bruscamente a causa di pregiudizi e poca chiarezza.

Tralasciando la questione pregiudizi (“Ah, studi scienze delle merendine?”, battutina gettonata e soprattutto innovativa, voi sapientoni la utilizzate da quando? Più o meno il 1870, corretto?) concentriamo sulla mancanza di chiarezza circa ciò che realmente offra un corso di studi come questo (un paradosso preoccupante: una facoltà detta scienze della comunicazione che non sa comunicare se stessa).

La comunicazione è un campo molto vasto, oserei dire ormai privo di confini, un po’ come il web. Si sente parlare di comunicazione digitale, aziendale, interna, esterna, verbale, verbale etc.

La comunicazione si compone di ramificazioni, percorsi alternativi capaci di andare a toccare ulteriori materie – è un po’ scorretto chiamarle così – come il marketing, molte volte confuso con essa pur non essendo propriamente la stessa cosa.

Proprio per questo è difficile spiegare cosa si apprenda a scienze della comunicazione, poiché così come sono tante le sue sfaccettature, altrettanti numerosi sono i corsi di laurea sorti negli ultimi anni, molti dei quali pur appartenendo alla medesima classe di laurea (L-20), ne trattano aree diverse.

Naturalmente, io non posso fare altro che riportarvi la mia esperienza, parlando a nome mio e del mio percorso a Comunicazione e società, presso l’Università degli studi di Milano.

Il mio corso e le sue materie

Tre anni fa, essendo cosciente della mia poca propensione per materie scientifiche&co. mi sono subito discostata da qualsiasi corso vi avesse a che fare. D’altro canto, non ero nemmeno particolarmente convinta che una laurea umanistica fosse la mia strada, sempre per i famosi pregiudizi e timori lavorativi a queste legate.

Comunicazione e società mi ha subito colpito col suo piano di studi a metà tra una laurea umanistica e una un po’ più tecnica. Accanto a materie come sociologia e psicologia, ho avuto il piacere di conoscerne altre quali informatica, economia e marketing.

La sociologia il primo anno è stata molta, forse anche troppa per i miei gusti, ma i restanti due anni mi hanno colpito particolarmente. Il corso di laurea è stato in grado di toccare svariati ambiti, lasciando poi a me, l’onere di scegliere quale approfondire, con una magistrale o un master.

Sì, perché devo sottolinearvi una pecca di questo corso di studi: è necessario proseguire con una magistrale o un master.

Perché dovreste proseguire con gli studi

Partendo dal presupposto che non credo esistano molte triennali capaci di garantirvi il lavoro a cui aspiriate, in base alla mia esperienza ritengo che comunicazione e società sia un corso troppo ampio per garantirvi un impiego (o almeno uno di un certo livello). Alla fine del triennio vi ritroverete con un ampio bagaglio di conoscenze e una buona dose critica. Quest’ultima è un punto forte per quanto riguarda il mio corso: saper ragionare, riflettere, andare oltre ciò che viene detto e imparare a pensare con la propria testa. Da questo punto di vista scienze della comunicazione è un toccasana.

Per quanto concerne il lavoro, a mio parere è necessario approfondire un determinato ambito per dirsi completamente formati. Quest’approfondimento può avvenire tramite una magistrale, un master o delle esperienze pratiche (stage o tirocini).

Prima di scegliere la triennale che avrei frequentato ero tormentata da un’unica domanda: troverò lavoro?

È un po’ il dramma di ogni studente, ci chiediamo se studiare effettivamente serva o se sia una storia che i nostri genitori hanno imparato a inculcarci fin da piccoli. Ci domandiamo se anni e anni passati sui libri abbiano una reale utilità, se riusciremo a esser ripagati di tanto impegno. Ci sentiamo quasi in obbligo di scegliere quelle facoltà che numerosi esperti ci propinano come sicure.

La verità è una sola: nessuno vi può garantire nulla, nessuna laurea.

Sicuramente alcune vi daranno maggiori sbocchi, altre necessiteranno di una specializzazione, altre no. In ogni caso, nessuno potrà prevederlo, poiché ognuno avrà un’esperienza diversa.

Non dovete credere neanche a me quando vi dico che senza magistrale sarà più complesso trovare lavoro con una semplice triennale in comunicazione: è solo una mia opinione. Conosco persone che l’hanno confermata, altri che con i fatti l’hanno smentita.

Perché ricordiamocelo, purtroppo – o per fortuna – nella vita, oltre allo studio, per trovare lavoro ci serve un altro elemento: la fortuna.

Quali sono le conclusioni?

È un discorso che può apparire quasi semplicistico il mio, me ne rendo conto, ma è estremamente sincero.

In conclusione, grazie alla mia laurea ho imparato svariate nozioni in altrettanti svariati ambiti. Motivo per il quale, ritengo sia necessario specializzarsi in uno di essi. Secondo me, studiare comunicazione è estremamente utile – lo so, non sono di parte nel dirlo – ma sarebbe ancor più valido accostare tale tematica a settori che ne facciano da supporto.

Insomma, se vuoi lavorare nel mondo della comunicazione, non ti basta studiare solo scienze della comunicazione (scusate la ridondanza della frase). Devi riuscire a ottenere ulteriori conoscenze che ti facciano da supporto, poiché la sola comunicazione non può reggersi in piedi altrimenti.

Il mio consiglio è di scegliere una facoltà appartenente alla classe di laurea L-20 ma non fermarsi qui, andare oltre, che sia con una magistrale, un master o un tirocinio. Continuate a formarvi come persone e a raccogliere conoscenze.

A dirla tutta, questo è un consiglio che mi sentirei di dare per ogni facoltà…

Lo so, non ho saputo descrivere alla perfezione cosa si studi a scienze della comunicazione, ma spero in qualche modo di avervi spiegato come significhi farlo. Vi lascio con una frase che mi ha colpito molto e che spero abbia lo stesso effetto su di voi:

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto. (Peter Drucker)

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