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Sharp objects

SHARP OBJECTS – GILLIAN FLYNN
No spoiler

“I just think some women aren’t made to be mothers. And some women aren’t made to be daughters.”
― Gillian Flynn, Sharp Objects

sharp objectsAmmetto di aver comprato questo libro solo per chi l’ha scritto: Gillian Flynn, autrice di un secondo romanzo che non ho ancora avuto il piacere di leggere, “L’amore bugiardo”, ma di cui ho visto il film, rimanendone positivamente colpita.
Qui oggi parleremo però di “Sharp Objects”, uscito in Italia come “Sulla pelle”. Sia la traduzione italiana che il titolo originale sono perfetti, se ne comprende il perché fin dai primi capitoli, ma non temete: non vi rivelerò nulla in proposito.

Di cosa parla Sharp Objects – oggetti affilati – ?

sharp objectsLa protagonista è Camille Preaker, una giornalista per cui ho provato fin dalle prime pagine una tenerezza assoluta (oltre all’incontrollabile voglia di tirarle uno schiaffo). È un personaggio che in alcuni frammenti mi è parsa più una ragazzina che una donna, non sono sicura che mi sia piaciuta; a dirla tutta, nessuna figura femminile mi ha colpito positivamente.

sharp objectsAd ogni modo, il libro si apre col ritorno di Camille a Wind Gap, città natale. Il suo è un incarico semplice: indagare e scrivere articoli sull’omicidio di due bambine, Ann e Natalie, rivenute morte strangolate e prive di denti.
Il rientro a casa è tutt’altro che salubre per Camille, la quale non solo viene spesso disprezzata ed etichettata come avvoltoio della situazione, ma anche costretta ad affrontare sia la madre che la sorellastra minore. La prima, Adora, è una donna che pare uscita da un’altra epoca, una madre incapace di provare affetto per le sue figlie, come lei stessa dichiara in un dialogo straziante a Camille.Risultati immagini per sharp objects adora
“Ho capito perché non ti ho mai voluto bene”
Insomma, ad Adora non andrà di certo il premio madre dell’anno.
Poi abbiamo Amma, la sorellastra: bella, viziata, capricciosa e detestabile quanto i canditi nel panettone.

Per quanto riguarda i personaggi maschili, non ve ne sono molti, tranne Alan (il patrigno di Camille, uomo inutile come pochi), Richard (il poliziotto ambizioso e intelligente) e John (fratello di una delle vittime).

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La storia ruota soprattutto attorno alla figura femminile e materna. A Wind Gap esiste un prototipo femminile ben preciso, quello della donna ubbidiente, sottomessa, casalinga e madre prima di tutto.
Camille non rispetta affatto questo stereotipo, non a caso viene bollata negativamente in quanto single, nubile e senza figli. Vi è una scena molto esplicita in tal senso: durante una rimpatriata con vecchie amiche del liceo, Camille è costretta a sorbirsi frasi come “Tu non sei madre, non puoi capire” oppure “Prima di diventare madre mi sentivo incompleta”.
Spicca il fatto che a ribellarsi allo stereotipo in questione non sia solo Camille, ma anche le due vittime dell’omicidio, le quali pur essendo bambine, vengono descritte da tutti come ribelli, caratterialmente forti e indipendenti.
Sembra quasi che il messaggio nascosto sia: se abbassi la testa, vivi; se ti ribelli, verrai punita.
Wind Gap non è quindi un ambiente positivo: retrogrado, maschilista e ipocrita.
Senza aggiungere altro, vi sottolineo un ultimo importante dettaglio: oltre agli omicidi, Camille dovrà affrontare un trauma del passato, la morte di sua sorella Marian

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In linea generale il libro non mi è dispiaciuto, ma non mi è nemmeno apparso meraviglioso quanto avrei sperato. Sono sempre le aspettative a fregarmi. Non è un libro per tutti, lo consiglierei agli amanti del thriller un po’ macabro. Gillian è molto cruda nel descrivere alcuni eventi, pensieri e passaggi. Per i più sensibili, questo libro potrebbe apparire troppo disturbing in alcune parti. Anche io ne sono rimasta lievemente turbata.
Inoltre, come anticipato prima, non vi è neanche un personaggio femminile per cui io abbia fatto il tifo. Normalmente individuo sempre un carattere in cui riconoscermi o perlomeno a cui sentirmi vicina. In questo libro, non c’è una donna che si salva…letteralmente.

Mi trovo molto in difficoltà nel valutarlo, è una di quelle opere che se ne sta nel limbo del “Non lo consiglio ma non mi sento neanche di sconsigliarlo”.
Se dovessi però dare un voto sarebbe un sei e mezzo.
Spero di poter leggere presto “L’amore bugiardo” e ricredermi positivamente!

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