Laurea e altri disastri

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Essendo una persona scaramantica su certe cose, spero che scrivere e pubblicare questo articolo prima della mia effettiva laurea non porti sfortuna. Ormai vivo con il costante timore che qualcosa non vada per il verso giusto, che all’ultimo ci sia qualche imbroglio burocratico che mi costringa a rimandare il fatidico momento.
Non importa, soffocherò la mia parte scaramantica per oggi, perché sento il bisogno impellente di dire a me stessa qualcosa che più spesso dovrei ripetermi: sono fiera di me.
Non è una frase narcisistica, non intendo fermarmi qui a elogiarmi, non lo faccio quasi mai in realtà. Sono la peggior critica di me stessa, motivo per il quale nessuno potrà mai ferirmi con commenti sgradevoli: è tutta la vita che mi ‘insulto’ da sola per gli errori commessi, non ci sarà mai nessuno capace di eguagliarmi in questo. Si chiama autocritica e conosco persone che dovrebbero farne un maggior uso. Non è questo il punto. Ciò che voglio dire è che così come sono sempre stata brava a criticarmi ogni qualvolta io abbia commesso un errore, sono sempre stata capace nel riconoscere e complimentarmi per i traguardi raggiunti.

In questi mesi ho fatto qualcosa che mai avevo fatto: ho corso. Non in senso fisico, quello non lo faccio nemmeno quando sto per perdere il treno, piuttosto aspetto per un’ora la corsa successiva. Parlo di altro: ho corso per studiare, ho corso per dare tutti gli esami, ho corso per scrivere la tesi e sto correndo ora per scribacchiare quest’articolo, nonostante il poco tempo a disposizione.
Io che sono una abituata a fare tutto con calma, a preparare ogni esame minuziosamente e a badare ai più insignificanti dettagli, ho partorito tre esami nel giro di una settimana e cinque capitoli di tesi in pochi mesi, con l’obiettivo di laurearmi a luglio, anticipando così la sessione autunnale. Non sembra possibile neanche a me, io che in genere odio andare di fretta, che me la prendo comoda, che ho dentro di me quella che mio padre chiamerebbe ‘na flemma.
Insomma, già il fatto di essere arrivata a questo punto mi rende fiera di me stessa. Ad alcuni potrà sembrare un traguardo da poco, ma per me non lo è. Non è l’obiettivo della vita (anche se sto lavorando già da ora anche su quelli) ma è comunque un piccolo passo di grande importanza.

Sento molte persone oggi screditare i percorsi universitari, definendoli inutili o una perdita di tempo che noi giovani utilizziamo come scusa per farci mantenere dai genitori il più a lungo possibile. In parte c’è del vero, ci sono sicuramente delle mele marce, come in tutti gli ambienti, ma non solo. Vi sono altrettanti ragazzi che non hanno scelto l’università perché questa sia la strada più facile, anzi. L’hanno fatto per ottenere una buona istruzione e la speranza di un futuro dignitoso. Molti l’hanno fatto per i propri genitori, per realizzare un obiettivo che questi non hanno potuto portare avanti. Non siamo esattamente tutti figli di papà: ciascuno di noi ha potuto studiare grazie ai sacrifici fatti dalla propria famiglia. Se io non avessi avuto i miei probabilmente ora mi troverei chissà dove, dubito in un’aula dell’Università degli Studi di Milano.
Vi è anche chi questa fortuna non l’ha avuta e si è dovuto mantenere da solo durante tutto il percorso di studio. Davvero quelli li vogliamo chiamare figli di papà?

Per favore.

Vorrei ci fossero meno pregiudizi at torno ai laureati, perché non siamo perfettini o bravi solo a leggere libri, come si sente dire in giro. Non siamo neanche convinti di sapere tutto o di essere migliori di chi una laurea non ce l’abbia, anzi vi dirò una cosa di cui sono fermamente convinta: la laurea, gli attestati, i diplomi, i voti non fanno l’intelligenza di una persona. Ci sono stati dei veri e propri geni nel corso della storia che non hanno mai ricevuto un’istruzione come quella che molti di noi hanno oggi, eppure erano e rimangono dei geni. Così come ci sono state persone laureate che hanno creato il caos, mostrando ignoranza e incapacità.
Non facciamo quindi di tutta l’erba un fascio.

Dopo questa bella “apologia dello studente” vorrei trarre le conclusioni finali sul mio percorso.
Sono perlopiù soddisfatta di quanto fatto: mi sono impegnata, a volte ho ricevuto i risultati sperati e altri no; ho conosciuto persone diverse da me, con cui mi sono confrontata, in positivo e in negativo; ho vissuto una città diversa dalla mia, una città che non definirei la mia preferita (perdonatemi milanesi) ma che ha comunque molto da offrire.
Devo poi spezzare una lancia a fare di Scienze della Comunicazione, che in realtà non è proprio la mia facoltà, ma è molto vi è molto vicina.
In tanti la criticano e indubbiamente sono convinta che questo corso abbia delle lacune che basterebbe colmare con materie un po’ meno ‘inutili’ (termine terribile ma bisogna essere sinceri). Alla fin fine ritengo che molte critiche siano immeritate, come la questione delle scienze delle merendine. Non è sicuramente un corso pratico con cui puoi aspettarti di trovare immediatamente lavoro (ma quale triennale lo è), ma è in grado di fornirti le basi per proseguire, per permetterti di scegliere quale area della comunicazione o quale settore ti interessi. Grazie a questo corso ho ottenuto maggiori conoscenze, alcune anche pratiche e la capacità di poter pensare criticamente, senza lasciarmi abbindolare da qualsiasi cosa mi venga detta o mostrata, sia dai media che in generale.

Nonostante questo, se tornassi indietro forse farei una scelta diversa, ma questo per il semplice motivo di essermi accorta solo in seguito di avere altri interessi, che altri percorsi avrebbero affrontato maggiormente. Questo però non ha importanza, non intaccherà l’entusiasmo con cui a luglio stringerò la mia laurea tra le mani (senza esagerare, che poi mi si stropiccia).

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