Il Festival Yulin

Scrivere quest’articolo è difficile per me, o meglio, ricercare tutte le informazioni necessarie per farlo lo è stato. Scorrendo le pagine trattanti l’argomento ho temuto da un momento all’altro di imbattermi in fotografie che mi avrebbero letteralmente fatta stare male, poiché questo è ciò che mi accade quanto vedo animali, soprattutto cani, subire determinati trattamenti.

Facciamo due premesse essenziali:
1) L’articolo non vuole assolutamente generalizzare sulla Cina (anzi, molti cinesi salvano ogni anno il maggior numero possibile di animali dal festival).
2) L’articolo non vuole assolutamente giustificare il consumo di carne di cane.

Attivista cinese Yulin
Crediti

Partiamo dal principio. Il Festival Yulin: cos’è?
Si tratta di un avvenimento che ha luogo ogni anno dal 21 al 30 giugno, all’interno della città cinese Yulin. Il festival è dedicato alla carne di cane, di cui in Cina è possibile nutrirsi.
Non è tanto il fatto che venga mangiata carne di cane a far sorgere in me un certo disgusto, poiché sarebbe ipocrita da parte mia giudicare, anzi da parte nostra, che quotidianamente alleviamo ogni genere di animale possibile di cui poi andiamo a nutrirci.
La verità è che ci indigniamo all’idea che ci si possa sfamare con carne di cane, perché culturalmente, noi occidentali, attribuiamo al cane lo status di animale domestico per eccellenza; ad esempio per me, il mio Oliver è un componente della famiglia a tutti gli effetti e l’idea di mangiare un cane mi dà il voltastomaco. Se però ci rifletto razionalmente, mi rendo conto che nella vita di tutti i giorni ci nutriamo di carne di pollo, maiale, tacchino, vitello etc. e anche quelli sono animali, forse meno belli e amichevoli di un cane ma pur sempre esseri viventi.

Non possiamo andare da un cinese a dire: ‘La tua cultura è disumana, vergognati, ti mangi il mio amico Fido”. Perché quello stesso cinese, guardandoci, potrebbe dire: ‘Sì, bel discorso, detto da uno che a Pasqua macella e mangia agnelli in nome di Dio. La tua cultura è meglio effettivamente’.
Capite che non siamo proprio nella posizione per giudicare la cultura altrui? Perché prima di farlo dovremmo farci un giro per tutti gli allevamenti intensivi che abbiamo per il paese. Noi tra l’altro maltrattiamo e uccidiamo gli animali non tanto per questioni culturali, ma economiche, quindi siamo anche più disumani degli orientali, se vogliamo dirla tutta.
Qual è la differenza tra un pollo e un cane? Che per noi il cane è un animale domestico da coccolare e riverire, un pollo invece è solo… un pollo. Però capite che sono entrambi esseri viventi capaci di percepire dolore? E che quindi così come ci indigniamo per il cane dovremmo fare con quel povero pollo. Non voglio entrare troppo nello specifico perché non è questo l’argomento principale, ma mi auguro che il mio pensiero sia chiaro. Questa era solo la premessa, arriviamo al nocciolo della questione.

Ciò che mi indigna di questo festival sono le modalità e il fanatismo che vi sta dietro. La Cina si è espressa in merito precisando che il festival non riguardi tutti gli abitanti, ma si svolga illegalmente per mano di alcuni gruppi. Questo non mi consola molto, anzi, il fatto che pur essendo illegale si verifichi ugualmente mi lascia perplessa.

Quali sono le modalità atroci di cui parlavo prima? Innanzitutto, si tratta di cani – e anche gatti – rinchiusi e ammassati in gabbie minuscole, distribuite lungo le strade, di modo da dare la possibilità ai passanti di osservare ed eventualmente provare la carne. Atroce. Lo so, l’immagine degli animali ammassati in gabbie rimanda ai nostri allevamenti, terrificanti a loro volta.
Alcuni di questi animali vengono scuoiati o bolliti vivi, perché a quanto pare, sempre secondo la tradizione, farlo renderebbe la carne più afrodisiaca. Qui stendiamo non un velo, ma una colata di cemento pietosissimo. Anche su questo punto potremmo fare un paragone con le pellicce che molte vecchie e cafone arricchite indossano da noi. A Yulin però la crudelità raddoppia, poichè i cani vengono venduti vivi o cucinati al momento, vivi o uccisi secondo le modalità che si preferiscono, per esempio picchiandoli con bastoni.
Un ultimo fatto che mi ha veramente disgustata riguarda la provenienza dei cani coinvolti in questa mattanza. Non sono tutti randagi, alcuni vengono appositamente rubati dalle case in cui vivono con i propri padroni. Perché li rubano? Perché la tradizione afferma che la carne di un cane amato abbia un sapore più buono, o comunque così mi pare di aver letto prima di aver chiuso il pc e aver iniziato a riflettere su dove abbia sbagliato l’Evoluzione, perchè qualcosa dev’essere andato storto. Io comprendo la tradizione e posso anche rispettarla, perchè la mia cultura occidentale è tanto imperfetta quanto quelle altrui, però… c’è un confine che penso sia stato ampiamente superato.

Tra l’altro, vi è un ultimo fattore pericoloso da considerare: trattandosi di cani perlopiù randagi, trattati in maniera atroce e trasportati per lunghi tragitti, le loro condizioni igieniche e sanitarie portano a una proliferazione di malattie, come la rabbia, anche tra gli esseri umani. Guarda caso Yulin risulta essere una delle città con il maggior tasso di rabbia tra gli esseri umani. Onestamente non provo dispiacere per loro, se non per quegli abitanti che NON partecipando al festival si ritrovano comunque a contrarre tali malattie per colpa di un gruppo di fanatici crudeli.

Vorrei concludere riportando le parole di un attivista italiano, Davide Acito, che insieme all’Associazione Action Project Animal ha avviato un progetto chiamato ‘Progetto Yulin’. (potete trovare la sua testimonianza intera qui).

«Ci sono zone dove macellano cani a cielo aperto, zone dove li vendono vivi. Ristoranti di fortuna improvvisati in strada dove servono zuppa di cane. Di solito quando mi vedono mi deridono. Mi fanno foto video mentre mi batto per i cani, come se fossi un alieno. Però lo voglio dire: non sono tutti così e una cosa che non mi piace è quando si generalizza su tutta la Cina. Ci sono dei cinesi sul posto che si fanno in quattro per aiutarmi nel progetto».

Fortunatamente lui stesso ci segnala come di anno in anno la situazione stia migliorando, insieme alla sensibilità delle persone!

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